ReggioNelWeb.it n. 221 del
15/05/2007
Negli
ultimi anni si è assistito a un progresso aumento del lavoro
di gruppo, tra lavori d'èquipe, gruppi di auto mutuo aiuto,
gruppi terapeutici, gruppi di formazione, ecc. A volte
l'entusiasmo del lavorare insieme, l'ebbrezza del condividere
un compito importante, ha portato però ad equivoci, talvolta
mal-practice. Si tratta quindi di un campo molto affascinante
per le risorse che è in grado di stimolare, ma anche
estremamente delicato, dagli effetti collaterali poco evidenti
Vediamo meglio nello specifico di cosa si tratta insieme alla
Psicologa psicoterapeuta Dott.ssa Barbara Rossi.
Dott.ssa cos'è un gruppo di
auto-mutuo-aiuto?
Il gruppo a.m.a. è un gruppo omogeneo, cioè
composto da persone accomunate dallo stesso problema, o
disagio psicologico (solitudine, disturbi alimentari, attacchi
di panico, ansia, depressione, paure, separazioni, lutti,
dipendenze affettive, dipendenze dall'alcol, da droghe in
genere, etc.).
Chi vi partecipa è spinto dal desiderio di
superare il problema, confrontandosi con altri che si trovano
nella stessa situazione. Talvolta vi è un conduttore, che può
essere anche una persona più esperta nella soluzione del
problema stesso di cui soffre/ha sofferto.
Quindi lei sta parlando di un
auto-mutuo-aiuto "fai da te", cioè di persone che liberamente
si trovano accomunate dal medesimo
problema.
A volte sì. Ci sono associazioni di "pazienti",
di "malati" che si organizzano spontaneamente, si ritrovano,
raccolgono le nuove adesioni, fanno informazione, ecc. Altre
volte ci sono esperti o Istituzioni che organizzano gruppi. E'
triste e pericoloso quando i gruppi diventano a.m.a. solo
perché non c'è un esperto formato nella conduzione di gruppi,
o perché così facendo all'Istituzione costa
meno.
Come viene affrontato il disagio comune
fra gli appartenenti al gruppo?
Tale disagio viene affrontato attraverso il
confronto, la condivisione e lo scambio di informazioni,
emozioni, esperienze e problemi. Nel gruppo di
auto-mutuo-aiuto si ascolta e si è ascoltati, in un clima
amichevole, di solidarietà e vicinanza. A volte viene
utilizzato come occasione per trovare nuove conoscenze, punti
di ritrovo, e allargare così la rete di relazioni in cui si è
immersi. Quando un gruppo di a.m.a. ha raggiunto il suo
obiettivo, però, in teoria, si estingue, perché il suo scopo è
raggiunto. Se il sintomo non c'è più, non c'è più motivo di
farne parte.
Ma il gruppo di auto-mutuo-aiuto è un
gruppo terapeutico?
No. Non produce trasformazioni profonde nella
persona, non ha obiettivi di cambiamento nel modo di
relazionarsi, o di vivere la propria vita. Si presume che
modificando alcuni comportamenti distorti ci sarà più
benessere e si invitano le persone ad attivarsi in questa
direzione.
Questo quali rischi
comporta?
Come si diceva, che diventino un'alternativa ai
servizi sanitari di tipo professionale, alternativi alle cure
vere e proprie, là dove ce n'è bisogno, proprio perché più
economico e accessibile.
Offre sostegno emotivo attraverso la rottura
dell'isolamento in cui la malattia conduce, ma solitamente non
basta decidere di risolvere un problema per riuscirci. Sarebbe
bello. Così, purtroppo, molti gruppi di trasformano in luoghi
di lamento, di rimprovero, di consolazione nel vedere che
altri stanno peggio, con persone che si improvvisano terapeuti
anche se non lo sono, anche se dicono di non esserlo. Dobbiamo
ricordarci che anche la nostra mente, che ci è così cara, così
come lo stomaco, le ginocchia, la tiroide, il cuore, il collo,
e quant'altro, ha i suoi specialisti. Affidarla al nostro
vicino di casa può essere un azzardo.
E il gruppo
terapeutico?
Sono gruppi che prevedono la presenza di
professionisti specializzati nelle dinamiche di gruppo, che
sono garanti del percorso terapeutico che avviene, dello
spazio, del tempo della cura. Anche in questi gruppi le
persone che vi partecipano sono accomunate dal desiderio di
superare situazioni di disagio psicologico (solitudine,
disturbi alimentari, attacchi di panico, depressione, paure,
separazioni, lutti, dipendenza affettiva come per le donne che
amano troppo, etc.).Tale disagio viene affrontato ed elaborato
attraverso il confronto, la condivisione, l'attraversamento
dei propri vissuti emozionali, lo scambio di esperienze, la
narrazione di problemi e la ricerca di soluzioni.
Nel gruppo terapeutico, si ascolta e si è
ascoltati, senza giudizi, per scoprire e potenziare le proprie
risorse interiori. A volte il gruppo terapeutico è omogeneo
per tipo di disagio presentato, altre volte invece include
problemi diversi, anche per permettere il confronto autentico
con l'altro, che è diverso da noi per definizione. E' quello
che avviene nel gruppo e come viene affrontato che fa la
differenza.
Qual è lo scopo?
Il gruppo terapeutico ha il fine di rendere chi
vi partecipa protagonista attivo della ricerca del proprio
benessere e di quello degli altri membri del gruppo, perché
ognuno mette a disposizione all'interno del gruppo le proprie
capacità, con la guida di un terapeuta esperto di gruppi. Si
ritiene che aumentando la consapevolezza di noi stessi e degli
altri si possa raggiungere un migliore benessere. Negli
incontri di gruppo si ha la possibilità di scoprire risorse
che non si credeva di possedere e quindi di attivarle, o punti
di fragilità che si può imparare a proteggere e gestire
diversamente. Inoltre il gruppo terapeutico è altamente
coinvolgente, attiva cioè la nostra emotività e ci fornisce
gli strumenti per utilizzarla al meglio nei rapporti con gli
altri. Il risultato è un aumento della propria autostima e
delle proprie competenze relazionali e
progettuali.
Mi scusi dottoressa, ma è "solo" la
presenza di un professionista che assiste alle riunioni che fa
la differenza?
Non si tratta di un osservatore neutrale, ma di
una figura che ha un ruolo diverso all'interno del gruppo.
Sicuramente la sua presenza cambia il gioco, che non è più
solamente tra pari, ma si gioca su diversi piani: uno
orizzontale tra pari, uno verticale, come confronto con le
figure guida, l'autorità degli altri e la nostra.
Inoltre il gruppo terapeutico prevede una
selezione, una composizione del gruppo basata su criteri che
decide il conduttore. Questo cambia il contesto, il clima
emotivo, il supporto che un gruppo può offrire. È diverso
entrare in una casa con un gruppo-familiare, oppure in un
porto di mare dove c'è chi va e chi viene, non si sa mai chi
si incontra.